Che cosa deve raccontarci la nostra Presidente e maestra di flamenco Eleonora "Eris" Acanfora della sua esperienza formativa di una settimana al Conservatorio Profesional de Danza Fortea di Madrid?

Proviamo a capirlo in una serie di domande e risposte.

D. - È stata la prima esperienza di formazione in un Conservatorio di Danza: quali le cose che ti hanno colpito di più?

R. - Sicuramente i ritmi di lavoro. Se in una scuola di danza, frequentando anche più corsi, non si superano mai le 3 ore settimanali per corso, al Conservatorio la formazione è di cinque ore al giorno, dal lunedì al venerdì, con ritmi molto serrati.

D. - Quali corsi hai seguito?

R. - Ho deciso, già prima della partenza, di seguire il percorso di “Baile Flamenco” che include formazione in ballet (danza classica con le mezze punte), danza contemporanea, danza spagnola e flamenco, oltre a un’ora settimanale di teoria musicale e accompagnamento alla chitarra e il canto.

D. - Come hai trovato i livelli di difficoltà?

R. - Il Conservatorio si sviluppa in corsi di sei anni e io sono stata inserita nel quinto, che equivale a un livello avanzato per i corsi e gli stage nei paesi al di fuori della Spagna. Ovviamente è complicato entrare nella parte di coreografia quando la classe sta provando da un mese, mentre per la parte di lezione tecnica è più semplice entrare a far parte del gruppo. Sicuramente il livello è molto avanzato, sia per quanto riguarda la parte prettamente tecnica che per quanto riguarda la velocità di esecuzione.

D. - Ti sei trovata in difficoltà o il livello era adeguato?

R. - Il livello era adeguato e per questo ho speso molte energie in concentrazione ed attenzione per stare al passo con gli altri. Se tutto fosse venuto facilmente, avrebbe significato che il livello non era adeguato, ma troppo semplice.

D. - Ci sono differenze con le metodologie di insegnamento dei maestri fuori dalla Spagna, ad esempio negli stage?

R. - Il Conservatorio svolge una funzione accademica, quindi si concentra molto sulla parte tecnica, che alla fine del sesto anno deve rappresentare la perfezione. Sono livelli che al di fuori della Spagna non vengono curati in modo così maniacale, forse anche perché, in occasione degli spettacoli, non sarebbero comunque apprezzati nel modo giusto. Al Conservatorio, per i primi tre anni, si studia esclusivamente la tecnica; poi, gradualmente, anche l’espressività entra a far parte del giudizio nelle prove finali, in modo crescente. Nel resto d’Europa cerchiamo di enfatizzare maggiormente la parte coreografica, per rendere il flamenco “appetibile” a un pubblico che lo vede comunque come qualcosa di esotico.

D. - Cosa hai imparato e cosa hai lasciato di tuo in questa esperienza?

R. - Ho imparato molto a livello di disciplina, di tecnica, di pulizia del movimento e di velocità di esecuzione. Forse ho lasciato un po’ di creatività e teatralità, che spesso a un mondo “chiuso” come quello accademico mancano. Sicuramente però abbiamo scambiato esperienze, aspettative, sogni, progetti e dolori con i ragazzi e con i docenti.

D. - Esperienza da ripetere?

R. - Sicuramente sì, sono già stata invitata, anzi, mi è stata data la possibilità di andare ogni volta che ne ho la possibilità, per continuare questo scambio e aumentare il mio livello di preparazione. Di sicuro adesso ci dobbiamo concentrare, con i docenti e gli allievi del quinto e sesto anno, sullo spettacolo che andrà in scena il 24 aprile a Trieste in occasione di Puente de Baile 2027. L’idea che stiamo sviluppando metterà alla prova anche i migliori di loro, che affronteranno uno spettacolo teatrale e non il solito Gala. Li facciamo uscire dal loro ambito per affrontare qualcosa di inedito, almeno per loro. Vedremo uno spettacolo eccellente per tecnica, teatralità e novità sul palco del Teatro Sloveno.