Sabato 6 giugno 2026 è andato in scena, al Teatro dei Salesiani di Via dell’Istria 63 a Trieste, Amistad, spettacolo di fine anno del Gruppo Flamenco Melodia Simple.

Un progetto portato avanti caparbiamente dall’inossidabile e instancabile maestra Elisabetta Romanelli, deus ex machina del gruppo, coadiuvata dall’altrettanto vulcanica Rosanna Iskra, vero motore dell’iniziativa e da Agi Zapart. Importante come sempre il sostegno ed il supporto di US ACLI APS Trieste nella persona del presidente regionale Raoul Bernes.

Amistad è stato molto più di un “saggio”, grazie alle idee coreografiche e di regia di Elisabetta Romanelli che ha saputo integrare e fondere i diversi corsi per portare in scena una filata di 70 minuti, senza pause e senza momenti di calo di intensità.

Va sempre sottolineata la grande eterogeneità anagrafica delle “bailoras” (con un “bailaor” quest’anno), che spaziano, come si potrebbe dire scherzosamente senza sbagliare di molto, dagli otto agli ottanta. Quello che importa è che lo spettatore non nota questa eterogeneità, pur nelle ovvie differenze di livello tra principianti e avanzati. Chi sale sul palco lo fa con disciplina e piacere, entrambe cose che arrivano al pubblico.

Come sempre eccellenti le coreografie di insieme, nella quali Elisabetta Romanelli ha (da sempre) una marcia in più rispetto alla maggior parte degli insegnanti di danza, anche di scuole con numeri molto grandi di allievi e con grandi disponibilità, quindi, di “materia prima”. Mai noiose, mai banali, le coreografie della Romanelli riescono sempre piacevoli per il pubblico, ma mai ammiccanti, il che soddisfa anche i palati più “fini”. Elisabetta riesce sempre a coniugare il livello di difficoltà con la competenza dei singoli: un “maestro Manzi” della danza. Ognuno fa quel che può, quel che non può, non fa.

Con questa logica, legata all’estetica globale, ogni pezzo risulta sempre centrato e piacevole, il che porta il pubblico sempre a pensare, durante i saluti finali: “Ma come, è già finito?”

Tornando allo spettacolo, si sono fatte notare le ballerine dei singoli.

Eleonora Acanfora ha portato in scena ancora un volta la sua grande espressività, legata alla tecnica nell’uso della bata de cola e poi in uno scatenato zapateado accompagnata dal gruppo.

Chiara Villanovich ha ballato un pezzo di grande difficoltà tecnica, magari non percepita da tutto il pubblico per il modo preciso e puntuale in cui lo ha eseguito, tanto da farlo sembrare facile.

Agi Zapart, accompagnata al violoncello da Nicolò Bernes, ha interpretato una struggente versione di “Caruso”, mantenendo una tensione continua durante tutto il pezzo.

Luisa Padovano, accompagnata da chitarra e canto, ha fuso flamenco e ballo moderno in un pezzo di grande trasporto emotivo sulla musica della tradizione messicana di “La llorona”.

Notevole poi il pezzo di fusion, in cui il gruppo di flamenco urban ha condiviso il palco con la bravissima Noemi Gaggi in un inatteso (non per chi conosce Elisabetta ed il suo gruppo), tuffo nella contemporaneità dell’arte coreutica.

Gran bella serata per tutto il pubblico, alla prossima!

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