Si sono toccati livelli eccelsi al 15° Festival Flamenco di Stoccarda con lo spettacolo "Viva!" portato in scena dalla Compañia Manuel Liñan.

Siamo stati additati, in quanto italiani, proprio alla fine di uno degli spettacoli di questo 15° Festival di Stoccarda, di "avere la puzza sotto il naso" per quanto riguarda il teatro. Ebbene, abbiamo preso questa "critica" come un grande complimento. Se apprezzare gli spettacoli non solo per il contenuto tecnico degli stessi (recitazione per gli attori, tecnica per i ballerini, voce per i cantanti e così via), ma soprattutto per la loro capacità di "riempire" lo spazio scenico e di costruire un rapporto con il pubblico, raccontando una storia, accendendo i cervelli, comunicando qualcosa che nel testo e nella musica non è esplicito, se sperare di assistere a tutto questo quando ci si siede sulla poltrona dei un teatro è avere la puzza sotto il naso, allora ne andiamo fieri!

Ebbene, Viva!, Lo spettacolo della Compagnia di Manuel Liñan, è coinvolgente, completo dal punto di vista artistico, scenico e, soprattutto teatrale.

Non scopriamo di certo l'acqua calda, lo spettacolo è in tournée dal 2019, ha vinto premi importanti, come il premio Max del pubblico e il premio della critica di Jerez, ma soprattutto ha ricevuto recensioni eccellenti in qualunque parte del mondo sia andato in scena. La cosa non è scontata, il flamenco è espressione popolare e tradizionale di un popolo e, se preso come tale, fa molta fatica ad uscire dal suo cliché di arte folkloristica. Artisti come Manuel Liñan, ma anche altri della sua generazione, hanno percorso la strada tracciata dal "nuovo flamenco" fin dagli anni '80, però abbandonando l'eccesso nel rifiuto del classico cercando l'innovazione più nel contenuto, nel racconto, che nell'estetica. Così in Viva! non mancano abiti tradizionali, pettini, fiori, orecchini, mantones e batas de cola, ma sono portati da uomini.

Se da un lato, è indiscutibile, lo spettacolo rappresenta l'intimità di quei ballerini gay che, come Manuel Liñan, fin da piccoli avrebbero voluto esibirsi con il manton o la bata de cola, dall'altro lato rappresenta l'essenza stessa dell'arte, che è per propria definizione asessuata.

Così Viva! è flamenco allo stato puro. Molti si chiedono cosa sia il fantomatico "Duende": è quello che rimane dentro dopo aver visto questo spettacolo, che permette, senza forzature, di liberarsi di qualunque pregiudizio di genere, che fa dimenticare la causa LGBTQ di cui, senza dubbio, lo spettacolo si fa anche portavoce, ma che racconta invece storie di artisti che hanno faticato a trovare loro stessi. Non mancano le caratterizzazioni del "femenino" in alcune scene di "crisi di nervi" e di "gelosie" che riportano alla mente le pellicole di Pedro Almodovar.

Oltre a Manuel Liñan, leader di un gruppo estremamente ben affiatato e autentica star del flamenco, non vanno dimenticati gli altri ballerini Manuel Betanzos, Jonatán Miro, Hugo López, Miguel Heredia, Víctor Martin (del Ballet Nacional de España), Daniel Ramos (del Ballet Nacional de España)

Questo gruppo, eterogeneo sia per lo stile con cui interpreta il flamenco che per la fisicità (Miguel Angel Heredia, con la sua statura da cestista, non passa di certo inosservato in scena), formano un team perfettamente affiatato, con il cameo del duetto (o forse meglio del duello) di Victor Martin e Daniel Ramos nella danza bolera, una velata satira del mondo della danza davvero perfettamente riuscita. Ovviamente come non sottolineare la performance di Manuel Betanzos, che abbiamo conosciuto come maestro in altre occasioni e che qui, nella veste di artista, dimostra una estrosità che va al di là della tecnica del baile.

Di livello eccellente anche le musiche, per quali gli artisti vanno ricordati come da cartellone:

Musica: Francisco Vinuesa, Raul Márquez y Kike Terron
Consulenti musicali: David Carpio y Antonio Campos
Chitarra: Francisco Vinuesa
Cante: David Carpio y Ismael de la Rosa
Violino: Victor Pitarch Pronk “Guadiana”
Percussioni: Kike Terrón

In particolare ci hanno colpito Ismael de la Rosa al cante, "Guadiana" al violino e Kike Terron alle percussioni, così ben integrate con lo zapateado da rendere la fusione dei suoni spesso magica.

Insomma, chi non ha visto lo spettacolo non sa cosa si è perso, chi lo ha già visto aspetta di avere l'occasione di rivederlo.

Un ringraziamento allo Stuttgarter Flamenco Festival, a Catarina Mora e Miguel Angel Espino per far arrivare nel centro dell'Europa spettacoli di questa portata.

Foto di Sibille Nuñez Diaz