Dopo averne tanto sentito parlare, in fase di costruzione, finalmente abbiamo assistito alla prima di Carmen al Teatro Verdi di Padova.

Della produzione del Comune di Treviso - Teatro Mario Del Monaco, Comune di Padova - Teatro Verdi, Comune di Rovigo - Teatro Sociale non si può che parlare bene. L'allestimento, che verrà proposto anche, con cast diversi, a Pisa e nelle Marche, è importante e di grande effetto, degno di essere accolto anche su palcoscenici di maggiori dimensioni, per dare ancora più enfasi alla stupenda regia d'insieme di Filippo Tonon, che, tra tutti quelli che meritano menzioni per questo spettacolo, risulta di certo il vincitore. 

Le scene d'insieme sono l'apice di questa regia, focalizzata sul movimento fin dall'idea dell'ambientazione nella seconda rivoluzione industriale, quindi in un mondo in movimento. La storia è spiegata bene anche dai movimenti scenici dei protagonisti, del corpo di ballo, dei figuranti, del coro e del coro di voci bianche, che in vari quadri assommano a più di cento il numero delle persone in scena.

I movimenti del primo atto risultano davvero eccellenti e il "girasole" alla fine del secondo, quando Don José viene realmente "messo in mezzo" dai contrabbandieri è qualcosa che rimarrà negli occhi per un po'. Intenso ed azzeccato anche il "litigio" finale, in cui l'atto del femminicidio non ruba la scena al concetto dello stesso.

Azzeccati i costumi (dello stesso Filippo Tonon e Carla Galleri), che a parte la scena della sfilata dei toreri, mantengono un tono su tono che esalta la scelta delle luci di Fiammetta Baldisserri (ottime e mai invadenti). Volendo proprio trovare un neo, si sarebbero potute evitare le due "camicie nere", che di certo avranno la loro motivazione storica nella Siviglia del 1875, ma sembravano un po' un "inchino" al clima politico nazionale. 

La scenografia (sempre di Filippo Tonon) può lasciare un po' perplessi al principio, ma risulta consona alla maggior parte dell'opera. Di certo penalizza la scena della "montagna", che montagna non è più, e, soprattutto per gli amanti dell'Andalusia e di Siviglia come gli aficionados del flamenco, la parata dei toreri e il duetto finale non sono certo ambientati fuori dalla Plaza de Toros de Sevilla (non sono "andaluse" neanche le luci, che però mantengono il filo conduttore della narrazione). 

Risulta difficile parlare del cast, dopo che per tante settimane i "cantanti lirici" sono stati citati durante i racconti per nome e sono diventati quasi degli amici personali. Inoltre chi scrive non è un esperto di musica e di canto, quindi le impressioni sono quelle di uno spettatore "qualunque".

Carmen, ovvero Caterina Piva, è brava e bella. Ha interpretato un Carmen sensuale, furba, arrogante ma timorosa ed umana, mai troppo volgare, davvero un bel sentire e un bel vedere, convincente sia nella voce che nella recitazione.

Don José, ovvero Jean-François Borras, bravissimo, limpido nella voce (anche grazie alla dizione madrelingua) e umano nell'espressione dei sentimenti. Il duetto finale con Carmen davvero eccellente da parte di entrambi.

Escamillo, ovvero Claudio Sgura, ha il physique du rôle per essere il torero più famoso della letteratura e del melodramma. Imponente nel fisico tanto quanto nella voce. Più che convincente nell'aria del "toreador" che poi tutti canticchiano all'uscita dall'opera e magari, anche, mentre Escamillo è in scena, perfetto nella sua parte nel duetto con Don José del terzo atto, con una voce nitida che è arrivata all'anima.

Micaela, ovvero Francesca Dotto, una convincente "voce della coscienza" di Don José e limpida espressione della purezza del suo personaggio. Brave Mercédès e Frasquita (rispettivamente Eleonora Filipponi e Angelica Disanto), nel dare leggerezza al momento tragico della lettura delle carte per Carmen.

Dancairo e Remendado (ovvero William Hernandez e Roberto Covatta) eccellenti nelle loro parti di contrabbandieri "con anima". Bellissima voce William Hernandez, associata a una mimica efficace, meriterebbe anche parti più importanti.

Zuniga e Moralès (rispettivamente Alessandro Ravasio e Said Gobechiya) completano il cast dei cantanti, mantenendo l'alto livello dei loro colleghi.

Il corpo di ballo, coreografato dalla bravissima Maria José Leon Soto, al di là della visione partigiana, è apparso ottimamente integrato nel cast. Eleonora Acanfora, Elena Busatto, Claudia Culpo, Valeria D'Alfonso, Sarah Sanna e Andrea Zambon, oltre che ballerini di flamenco, sono stati anche ottime sigaraie e popolani, evidenziando doti di presenza scenica perfettamente guidate e coordinata dal regista Filippo Tonon. Le coreografie di Maria José Leon Soto hanno presentato un flamenco "semplice", fruibile anche dai non appassionati, non invasivo della scena e mai sopra le righe, che però nell'unico vero assolo del corpo di ballo, nell'Entr'act, ha scatenato nel finale applausi convinti del pubblico.

Bravi i ragazzi del coro Voci Bianche Teatro Sociale di Rovigo e presente il Coro Lirico Veneto anche nei movimenti scenici.

L'Orchestra di Padova e del Veneto ha fatto quello che doveva fare, diretta da Marco Angius. Proprio la musica è stata, a mio avviso, il punto debole dello spettacolo. Spesso l'orchestra ha sovrastato il canto e non sempre è sembrata accompagnare i cantanti nella loro espressione vocale, arrivando disunita all'orecchio, come una frase con qualche accento sillabico fuori posto. 

Alla fine dello spettacolo, quasi 15 minuti di applausi hanno sottolineato il successo della prima, con molteplici chiamate di tutto il cast e vere e proprie (meritate) ovazioni per Carmen, Don José, Escamillo, Micaela e per il regista.